mercoledì 19 aprile 2017

Qualche giorno di vacanza...




Il blog rimane senza pubblicazioni nella Ottava di Pasqua. Ci risentiamo il giorno

26 aprile

BUONA SETTIMANA A TUTTI I LETTORI.

PREGHIERE GRADITE!!!!

domenica 16 aprile 2017

Messaggio Pasquale del Santo Padre e Benedizione “Urbi et Orbi”



Messaggio Pasquale del Santo Padre e Benedizione “Urbi et Orbi” 
Sala stampa della Santa Sede
"Nelle complesse e talvolta drammatiche vicende dei popoli, il Signore Risorto guidi i passi di chi cerca la giustizia e la pace; e doni ai responsabili delle Nazioni il coraggio di evitare il dilagare dei conflitti e di fermare il traffico delle armi."
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]   
Alle ore 12, dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha rivolto ai presenti in Piazza San Pietro ed a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione il Messaggio e l’augurio pasquale che riportiamo di seguito:
Messaggio del Santo Padre
Cari fratelli e sorelle,
buona Pasqua!
Oggi, in tutto il mondo, la Chiesa rinnova l’annuncio pieno di meraviglia dei primi discepoli: “Gesù è risorto!” – “E’ veramente risorto, come aveva predetto!”.
L’antica festa di Pasqua, memoriale della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù, raggiunge qui il suo compimento: con la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte e ci ha aperto il passaggio alla vita eterna.

Tutti noi, quando ci lasciamo dominare dal peccato, perdiamo la strada buona e andiamo errando come pecore smarrite. Ma Dio stesso, il nostro Pastore, è venuto a cercarci, e per salvare noi si è abbassato fino all’umiliazione della croce. E oggi possiamo proclamare: «E’ risorto il buon Pastore che per il suo gregge è andato incontro alla morte, alleluia!» (Messale Romano, IV Dom. di Pasqua, Ant. alla Comunione).
Attraverso i tempi, il Pastore Risorto non si stanca di cercare noi, suoi fratelli smarriti nei deserti del mondo. E con i segni della Passione – le ferite del suo amore misericordioso – ci attira sulla sua via, la via della vita. Anche oggi Egli prende sulle sue spalle tanti nostri fratelli e sorelle oppressi dal male nelle sue diverse forme.
Il Pastore Risorto va a cercare chi è smarrito nei labirinti della solitudine e dell’emarginazione; va loro incontro mediante fratelli e sorelle che sanno avvicinarsi con rispetto e tenerezza e far sentire a quelle persone la sua voce, una voce mai dimenticata, che le richiama all’amicizia con Dio.
Si fa carico di quanti sono vittime di antiche e nuove schiavitù: lavori disumani, traffici illeciti, sfruttamento e discriminazione, gravi dipendenze. Si fa carico dei bambini e degli adolescenti che vengono privati della loro spensieratezza per essere sfruttati; e di chi ha il cuore ferito per le violenze che subisce entro le mura della propria casa.
Il Pastore Risorto si fa compagno di strada di quanti sono costretti a lasciare la propria terra a causa di conflitti armati, di attacchi terroristici, di carestie, di regimi oppressivi. A questi migranti forzati Egli fa incontrare dei fratelli sotto ogni cielo, per condividere il pane e la speranza nel comune cammino.
Nelle complesse e talvolta drammatiche vicende dei popoli, il Signore Risorto guidi i passi di chi cerca la giustizia e la pace; e doni ai responsabili delle Nazioni il coraggio di evitare il dilagare dei conflitti e di fermare il traffico delle armi.
In questi tempi, in modo particolare sostenga gli sforzi di quanti si adoperano attivamente per portare sollievo e conforto alla popolazione civile in Siria, l'amata e martoriata Siria, vittima di una guerra che non cessa di seminare orrore e morte. È di ieri l’ultimo ignobile attacco ai profughi in fuga che ha provocato numerosi morti e feriti. 

Doni pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra Santa, come pure in Iraq e nello Yemen.
Non manchi la vicinanza del Buon Pastore alle popolazioni delSud Sudan, del Sudan, della Somalia e della Repubblica Democratica del Congo, che patiscono il perpetuarsi di conflitti, aggravati dalla gravissima carestia che sta colpendo alcune regioni dell’Africa.
Gesù risorto sostenga gli sforzi di quanti, specialmente inAmerica Latina, si impegnano a garantire il bene comune delle società, talvolta segnate da tensioni politiche e sociali che in alcuni casi sono sfociate in violenza. Si possano costruire ponti di dialogo, perseverando nella lotta contro la piaga della corruzione e nella ricerca di valide soluzioni pacifiche alle controversie, per il progresso e il consolidamento delle istituzioni democratiche, nel pieno rispetto dello stato di diritto.
Il Buon Pastore aiuti l’Ucraina, ancora afflitta da un sanguinoso conflitto, a ritrovare concordia e accompagni le iniziative volte ad alleviare i drammi di quanti ne soffrono le conseguenze.
Il Signore risorto, che non cessa di colmare il continente europeo della sua benedizione, doni speranza a quanti attraversano momenti di crisi e difficoltà, specialmente a causa della grande mancanza di lavoro soprattutto per i giovani.
Cari fratelli e sorelle, quest’anno come cristiani di ogni confessione celebriamo insieme la Pasqua. Risuona così ad una sola voce in ogni parte della terra l’annuncio più bello: «Il Signore è veramente risorto, come aveva predetto!». Egli, che ha vinto le tenebre del peccato e della morte, doni pace ai nostri giorni.
Buona Pasqua!
Traduzione in lingua francese
Chers frères et soeurs,
Bonne fête de Pâques!
Aujourd’hui, dans le monde entier, l’Église renouvelle l’annonce pleine d’étonnement des premiers disciples: «Jésus est ressuscité!»- «Il est vraiment ressuscité, comme il l’avait dit!»
L’antique fête de Pâques, mémorial de la libération du peuple hébreu de l’esclavage, atteint ici son accomplissement: par sa résurrection, Jésus Christ nous a libérés de l’esclavage du péché et de la mort et nous a ouvert le passage vers la vie éternelle.
Nous tous, quand nous nous laissons dominer par le péché, nous perdons la bonne route et nous allons errant comme des brebis égarées. Mais Dieu même, notre Pasteur, est venu nous chercher, et pour nous sauver, il s’est abaissé jusqu’à l’humiliation de la croix. Et aujourd’hui, nous pouvons proclamer: «Il est ressuscité le bon Pasteur qui pour son troupeau est allé à la rencontre de la mort, alléluia!» (Missel Romain, IV° dimanche de Pâques, Antienne de la communion).
A travers les temps, le Pasteur ressuscité ne se lasse pas de nous chercher, nous ses frères égarés dans les déserts du monde. Et par les signes de la Passion – les blessures de son amour miséricordieux – il nous attire sur son chemin, le chemin de la vie. Aujourd’hui aussi, Il prend sur ses épaules beaucoup de nos frères et soeurs opprimés par le mal sous ses différentes formes.
Le Pasteur Ressuscité va chercher celui qui est égaré dans les labyrinthes de la solitude et de la marginalisation; il va à sa rencontre à travers des frères et des soeurs qui savent s’approcher avec respect et tendresse et faire entendre à ces personnes sa voix, une voix jamais oubliée, qui les rappelle à l’amitié avec Dieu.
Il prend en charge tous ceux qui sont victimes des anciens et des nouveaux esclavages: travaux inhumains, trafics illicites, exploitation et discrimination, graves dépendances. Il prend en charge les enfants et les adolescents qui sont privés de leur insouciance pour être exploités; et qui a le coeur blessé par les violences subies à l’intérieur des murs de sa propre maison.
Le Pasteur Ressuscité se fait compagnon de route de tous ceux qui sont contraints de laisser leur terre à cause de conflits armés, d’attaques terroristes, de famines, de régimes oppressifs. A ces migrants forcés, il fait rencontrer des frères sous tous les cieux, pour partager le pain et l’espérance sur le chemin commun.
Dans les histoires complexes et parfois dramatiques des peuples, que le Seigneur Ressuscité guide les pas de qui cherche la justice et la paix; et qu’il donne aux responsables des Nations le courage d’éviter l’expansion des conflits et d’arrêter le trafic des armes.
En ces temps, de façon particulière, qu’il soutienne les efforts de tous ceux qui s’emploient activement à apporter soulagement et réconfort à la population civile en Syrie, victime d’une guerre qui ne cesse pas de semer horreur et mort. Qu’il donne la paix à tout le Moyen Orient, à commencer par la Terre sainte, comme aussi en Irak et au Yémen.
Que la proximité du Bon Pasteur ne manque pas aux populations du Sud Soudan, du Soudan, de la Somalie et de la République Démocratique du Congo, qui souffrent de conflits qui se perpétuent, aggravés par la très sérieuse famine qui frappe certaines régions de l’Afrique.
Que Jésus ressuscité soutienne les efforts de tous ceux qui, spécialement en Amérique latine, s’engagent à garantir le bien commun des sociétés, parfois marquées de tensions politiques et sociales qui dans certains cas aboutissent à la violence.
Qu’on puisse construire des ponts de dialogue, en persévérant dans la lutte contre la plaie de la corruption et dans la recherche de solutions valables et pacifiques aux controverses, pour le progrès et la consolidation des institutions démocratiques, dans le plein respect de l’Etat de droit.
Que le Bon pasteur aide l’Ukraine, encore affligée par un conflit sanglant, à retrouver la concorde et accompagne les initiatives en vue d’adoucir les drames de tous ceux qui en souffrent des conséquences.
Que le Seigneur ressuscité, qui ne cesse pas de combler le continent européen de sa bénédiction, donne espérance à tous ceux qui traversent des moments de crise et de difficultés, spécialement en raison du grave manque de travail surtout pour les jeunes.
Chers frères et soeurs, cette année comme chrétiens de toute confession, nous célébrons ensemble la Pâque. Ainsi, d’une seule voix dans chaque partie de la terre résonne l’annonce la plus belle: «Le Seigneur est vraiment ressuscité, comme il l’avait dit ! ». Il a vaincu les ténèbres du péché et de la mort, qu’il donne la paix à notre temps.
Bonne fête de Pâques!
Traduzione in lingua inglese
Dear Brothers and Sisters,
Happy Easter!
Today, throughout the world, the Church echoes once more the astonishing message of the first disciples: “Jesus is risen!” – “He is truly risen, as he said!”
The ancient feast of Passover, the commemoration of the liberation of the Hebrew people from slavery, here finds fulfilment. By his resurrection, Jesus Christ has set us free from the slavery of sin and death, and has opened before us the way to eternal life.
All of us, when we let ourselves be mastered by sin, lose the right way and end up straying like lost sheep. But God himself, our shepherd, has come in search of us. To save us, he lowered himself even to accepting death on the cross. Today we can proclaim: “The Good Shepherd has risen, who laid down his life for his sheep, and willingly died for his flock, alleluia” (Roman Missal, IV Sunday of Easter, Communion antiphon).
In every age, the Risen Shepherd tirelessly seeks us, his brothers and sisters, wandering in the deserts of this world. With the marks of the passion – the wounds of his merciful love – he draws us to follow him on his way, the way of life. Today too, he places upon his shoulders so many of our brothers and sisters crushed by evil in all its varied forms.
The Risen Shepherd goes in search of all those lost in the labyrinths of loneliness and marginalization. He comes to meet them through our brothers and sisters who treat them with respect and kindness, and help them to hear his voice, an unforgettable voice, a voice calling them back to friendship with God.
He takes upon himself all those victimized by old and new forms of slavery, inhuman labour, illegal trafficking, exploitation and discrimination, and grave forms of addiction. He takes upon himself children and adolescents deprived of their carefree innocence and exploited, and those deeply hurt by acts of violence that take place within the walls of their own home.
The Risen Shepherd walks beside all those forced to leave their homelands as a result of armed conflicts, terrorist attacks, famine and oppressive regimes. Everywhere he helps these forced migrants to encounter brothers and sisters, with whom they can share bread and hope on their journey.
In the complex and often dramatic situations of today’s world, may the Risen Lord guide the steps of all those who work for justice and peace. May he grant the leaders of nations the courage they need to prevent the spread of conflicts and to put a halt to the arms trade.
Especially in these days, may he sustain the efforts of all those actively engaged in bringing comfort and relief to the civil population in Syria, prey to a war that continues to sow horror and death. May he grant peace to the entire Middle East, beginning with the Holy Land, as well as in Iraq and Yemen.
May the Good Shepherd remain close to the people of South Sudan, Sudan, Somalia and the Democratic Republic of Congo, who endure continuing hostilities, aggravated by the grave famine affecting certain parts of Africa.
May the Risen Jesus sustain the efforts of all those who, especially in Latin America, are committed to ensuring the common good of societies marked at times by political and social tensions that in some cases have resulted in violence. May it be possible for bridges of dialogue to be built, by continuing to fight the scourge of corruption and to seek viable and peaceful solutions to disputes, for progress and the strengthening of democratic institutions in complete respect for the rule of law.
May the Good Shepherd come to the aid of Ukraine, still beset by conflict and bloodshed, to regain social harmony. May he accompany every effort to alleviate the tragic sufferings of those affected by the conflict.
The Risen Lord continues to shed his blessing upon the continent of Europe. May he grant hope to those experiencing moments of crisis and difficulty, especially due to high unemployment, particularly among young people.
Dear brothers and sisters, this year Christians of every confession celebrate Easter together. With one voice, in every part of the world, we proclaim the great message: “The Lord is truly risen, as he said!” May Jesus, who vanquished the darkness of sin and death, grant peace to our days.
Happy Easter!
Traduzione in lingua spagnola
Queridos hermanos y hermanas,
Feliz Pascua.
Hoy, en todo el mundo, la Iglesia renueva el anuncio lleno de asombro de los primeros discípulos: Jesús ha resucitado — Era verdad, ha resucitado el Señor, como había dicho (cf. Lc 24,34; Mt 28,5-6).
La antigua fiesta de Pascua, memorial de la liberación de la esclavitud del pueblo hebreo, alcanza aquí su cumplimiento: con la resurrección, Jesucristo nos ha liberado de la esclavitud del pecado y de la muerte y nos ha abierto el camino a la vida eterna.
Todos nosotros, cuando nos dejamos dominar por el pecado, perdemos el buen camino y vamos errantes como ovejas perdidas. Pero Dios mismo, nuestro Pastor, ha venido a buscarnos, y para salvarnos se ha abajado hasta la humillación de la cruz. Y hoy podemos proclamar: «Ha resucitado el Buen Pastor que dio la vida por sus ovejas y se dignó morir por su grey. Aleluya» (Misal Romano, IV Dom. de Pascua, Ant. de la Comunión).
En toda época de la historia, el Pastor Resucitado no se cansa de buscarnos a nosotros, sus hermanos perdidos en los desiertos del mundo. Y con los signos de la Pasión —las heridas de su amor misericordioso— nos atrae hacia su camino, el camino de la vida. También hoy, él toma sobre sus hombros a tantos hermanos nuestros oprimidos por tantas clases de mal.
El Pastor Resucitado va a buscar a quien está perdido en los laberintos de la soledad y de la marginación; va a su encuentro mediante hermanos y hermanas que saben acercarse a esas personas con respeto y ternura y les hacer sentir su voz, una voz que no se olvida, que los convoca de nuevo a la amistad con Dios.
Se hace cargo de cuantos son víctimas de antiguas y nuevas esclavitudes: trabajos inhumanos, tráficos ilícitos, explotación y discriminación, graves dependencias. Se hace cargo de los niños y de los adolescentes que son privados de su serenidad para ser explotados, y de quien tiene el corazón herido por las violencias que padece dentro de los muros de su propia casa.
El Pastor Resucitado se hace compañero de camino de quienes se ven obligados a dejar la propia tierra a causa de los conflictos armados, de los ataques terroristas, de las carestías, de los regímenes opresivos. A estos emigrantes forzosos, les ayuda a que encuentren en todas partes hermanos, que compartan con ellos el pan y la esperanza en el camino común.
Que en los momentos más complejos y dramáticos de los pueblos, el Señor Resucitado guíe los pasos de quien busca la justicia y la paz; y done a los representantes de las Naciones el valor de evitar que se propaguen los conflictos y de acabar con el tráfico de las armas.
Que en estos tiempos el Señor sostenga en modo particular los esfuerzos de cuantos trabajan activamente para llevar alivio y consuelo a la población civil de Siria, víctima de una guerra que no cesa de sembrar horror y muerte. Que conceda la paz a todo el Oriente Medio, especialmente a Tierra Santa, como también a Irak y a Yemen.
Que los pueblos de Sudán del Sur, de Somalia y de la República Democrática del Congo, que padecen conflictos sin fin, agravados por la terrible carestía que está castigando algunas regiones de África, sientan siempre la cercanía del Buen Pastor.
Que Jesús Resucitado sostenga los esfuerzos de quienes, especialmente en América Latina, se comprometen en favor del bien común de las sociedades, tantas veces marcadas por tensiones políticas y sociales, que en algunos casos son sofocadas con la violencia. Que se construyan puentes de diálogo, perseverando en la lucha contra la plaga de la corrupción y en la búsqueda de válidas soluciones pacíficas ante las controversias, para el progreso y la consolidación de las instituciones democráticas, en el pleno respeto del estado de derecho.
Que el Buen Pastor ayude a ucraniana, todavía afligida por un sangriento conflicto, para que vuelva a encontrar la concordia y acompañe las iniciativas promovidas para aliviar los dramas de quienes sufren las consecuencias.
Que el Señor Resucitado, que no cesa de bendecir al continente europeo, dé esperanza a cuantos atraviesan momentos de dificultad, especialmente a causa de la gran falta de trabajo sobre todo para los jóvenes.
Queridos hermanos y hermanas, este año los cristianos de todas las confesiones celebramos juntos la Pascua. Resuena así a una sola voz en toda la tierra el anuncio más hermoso: «Era verdad, ha resucitado el Señor». Él, que ha vencido las tinieblas del pecado y de la muerte, dé paz a nuestros días. Feliz Pascua.
Traduzione in lingua portoghese
Queridos irmãos e irmãs,
feliz Páscoa!
Hoje, em todo o mundo, a Igreja renova o anúncio maravilhoso dos primeiros discípulos: «Jesus ressuscitou!» - «Ressuscitou verdadeiramente, como havia predito!»
A antiga festa de Páscoa, memorial da libertação do povo hebreu da escravidão, alcança aqui o seu cumprimento: Jesus Cristo, com a sua ressurreição, libertou-nos da escravidão do pecado e da morte e abriu-nos a passagem para a vida eterna.
Todos nós, quando nos deixamos dominar pelo pecado, perdemos o caminho certo e vagamos como ovelhas perdidas. Mas o próprio Deus, o nosso Pastor, veio procurar-nos e, para nos salvar, abaixou-Se até à humilhação da cruz. E hoje podemos proclamar: «Ressuscitou o bom Pastor, que deu a vida pelas suas ovelhas e Se entregou à morte pelo seu rebanho. Aleluia!» (Missal Romano, IV Domingo de Páscoa, Antífona da Comunhão).
Através dos tempos, o Pastor ressuscitado não Se cansa de nos procurar, a nós seus irmãos extraviados nos desertos do mundo. E, com os sinais da Paixão – as feridas do seu amor misericordioso –, atrai-nos ao seu caminho, o caminho da vida. Também hoje Ele toma sobre os seus ombros muitos dos nossos irmãos e irmãs oprimidos pelo mal nas suas mais variadas formas.
O Pastor ressuscitado vai à procura de quem se extraviou nos labirintos da solidão e da marginalização; vai ao seu encontro através de irmãos e irmãs que sabem aproximar-se com respeito e ternura e fazer sentir àquelas pessoas a voz d’Ele, uma voz nunca esquecida, que as chama à amizade com Deus.
Cuida de quantos são vítimas de escravidões antigas e novas: trabalhos desumanos, tráficos ilícitos, exploração e discriminação, dependências graves. Cuida das crianças e adolescentes que se veem privados da sua vida despreocupada para ser explorados; e de quem tem o coração ferido pelas violências que sofre dentro das paredes da própria casa.
O Pastor ressuscitado faz-Se companheiro de viagem das pessoas que são forçadas a deixar a sua terra por causa de conflitos armados, ataques terroristas, carestias, regimes opressores. A estes migrantes forçados, Ele faz encontrar, sob cada ângulo do céu, irmãos que compartilham o pão e a esperança no caminho comum.
Nas vicissitudes complexas e por vezes dramáticas dos povos, que o Senhor ressuscitado guie os passos de quem procura a justiça e a paz; e dê aos responsáveis das nações a coragem de evitar a propagação dos conflitos e deter o tráfico das armas.
Concretamente nos tempos que correm, sustente os esforços de quantos trabalham ativamente para levar alívio e conforto à população civil na Síria, vítima duma guerra que não cessa de semear horrores e morte. Conceda paz a todo o Médio Oriente, a começar pela Terra Santa, bem como ao Iraque e ao Iémen.
Não falte a proximidade do Bom Pastor às populações do Sudão do Sul, do Sudão, da Somália e da República Democrática do Congo, que sofrem o perdurar de conflitos, agravados pela gravíssima carestia que está a afetar algumas regiões da África.
Jesus ressuscitado sustente os esforços de quantos estão empenhados, especialmente na América Latina, em garantir o bem comum das várias nações, por vezes marcadas por tensões políticas e sociais que, nalguns casos, desembocaram em violência. Que seja possível construir pontes de diálogo, perseverando na luta contra o flagelo da corrupção e na busca de soluções pacíficas viáveis para as controvérsias, para o progresso e a consolidação das instituições democráticas, no pleno respeito pelo estado de direito.
Que o Bom Pastor ajude ucraniana, atormentada ainda por um conflito sangrento, a reencontrar a concórdia, e acompanhe as iniciativas tendentes a aliviar os dramas de quantos sofrem as suas consequências.
O Senhor ressuscitado, que não cessa de cumular o continente europeu com a sua bênção, dê esperança a quantos atravessam momentos de crise e dificuldade, nomeadamente por causa da grande falta de emprego, sobretudo para os jovens.
Queridos irmãos e irmãs, este ano, nós, os crentes de todas as denominações cristãos, celebramos juntos a Páscoa. Assim ressoa, a uma só voz, em todas as partes da terra, o mais belo anúncio: «O Senhor ressuscitou verdadeiramente, como havia predito!» Ele, que venceu as trevas do pecado e da morte, conceda paz aos nossos dias.
Feliz Páscoa!

Cristo risorto, l’unica felicità autentica



Come Maria di Màgdala, Pietro e Giovanni, anche noi siamo sbigottiti di fronte all’assenza del Signore: il problema di tutti è, infatti, che non troviamo mai Gesù dove siamo persuasi che debba essere. Cerchiamo sempre nei luoghi conosciuti, negli schemi e nelle idee, nelle esperienze e nelle abitudini, e niente, Lui non c’è. Abbiamo addomesticato il miracolo di Gesù, e non ci stupiamo più per la sua presenza e il suo potere. I matrimoni ad esempio, si frantumano sull’indifferenza che scaturisce dall’assuefazione alla Grazia. No, non c’entra quello che dicono gli psicologi e gli esperti di coppia. Com’è che lo chiamano? “Il calo del desiderio” perché l’altro è diventato un soprammobile, lo spolveri ogni tanto, ma non ti ci fissi più con interesse ed entusiasmo, non ti coinvolge e attrae come all’inizio… Allora provi a truccarti e fai mille cose, ma non serve a nulla, perché il problema non è il “soprammobile”; non è l’altro e tanto meno tu. Il problema è che il demonio è riuscito a cancellare a poco a poco la memoria dell’amore di Dio su cui si fonda ogni matrimonio. Esso, infatti, è un miracolo che si rinnova ogni istante di ogni giorno. E’ Cristo che apre il sepolcro e vince la morte facendo dei due una sola carne nella sua risurrezione, e lascia il “segno” della sua vittoria proprio dove tutto sembra sepolto. Soffriamo nel matrimonio, come in qualunque altra relazione, perché abbiamo chiuso gli occhi sui “segni”: non vediamo più la resurrezione di Cristo nelle bende della vecchiaia, del carattere, della stanchezza dell’altro. E non ci gettiamo più nella novità dell’amore che fa uscire trasfigurato dal sudario e dalla tomba ciò che sembra ormai senza vita.
Ma oggi, Dio ci vuol donare occhi nuovi per guardare i segni e “cominciare a credere”. Essi sono simili a quelli offerti nella grotta del sepolcro “le fasce distese”, come un mare calmo dopo una tempesta specifica un esegeta, e “un sudario non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte”. “Corriamo” allora senza indugio, come Pietro e Giovanni investiti dallo stupore di Maria; corriamo obbedendo all’annuncio della Chiesa e non temiamo di “entrare” nel “luogo” che la predicazione ci ha indicato. Per “vedere e credere” che è vero l’annuncio che abbiamo ascoltato stanotte, è necessario andare e camminare insieme a loro, che sono immagine della comunità. E, come Giovanni, giunti sulla soglia dobbiamo aspettare che Pietro, ovvero i sacerdoti e i catechisti, ci confermi nella fede per non cadere nel sentimentalismo di un cristianesimo fai-da te. Coraggio, anche noi come Giovanni, seduti a mensa con Lui nella Chiesa, mentre lo ascoltiamo e ci nutriamo dei suoi sacramenti, ci possiamo reclinare sul petto di Gesù, fin dentro il suo amore più forte del peccato, per imparare a “inchinarci” sin dentro il sepolcro nel quale ha distrutto la morte. Uniti a Pietro e Giovanni, possiamo scendere i gradini dell’umiltà per entrare nel sepolcro che è anche immagine del fonte battesimale. E’ il cammino degli apostoli e di ogni cristiano che non termina nel giorno di Pasqua, ma da questo giorno vede l’alba di un nuovo inizio. Perché la Pasqua significa “passaggio”, ed è quello di tutta la vita, per giungere a deporre ogni giorno il vestito dell’uomo vecchio e rivestire quello splendente di vita dell’uomo nuovo. Le “fasce e il sudario” che ci hanno avvolto esanimi, i fatti della storia macchiati dal peccato, ci parlano testimoniando che proprio oggi è il “primo giorno” della vita nuova nel quale il Signore ci attira. Essa però non sconvolge la precedente, ma la compie nel perdono secondo un ordine nuovo che non conosciamo.
E’ su quelle “fasce” e su quel “sudario” che dobbiamo puntare lo sguardo: nessuno avrebbe potuto trafugare il corpo di Gesù e lasciarli in quel modo, come nessuno salverebbe la nostra vita senza distruggere con disprezzo quello che non va bene. Scriveva don Persili in un suo libro dimenticato dai più, che quelle “fasce” erano “intatte, non manomesse, non disciolte”. Per questo “esse costituiscono la prima traccia della Risurrezione: era infatti assolutamente impossibile che il corpo di Gesù fosse uscito dalle fasce, semplicemente rianimato, o che fosse stato asportato, sia da amici che da nemici, senza svolgere quelle fasce o, comunque, senza manometterle in qualche maniera”. E nella Chiesa la nostra risurrezione, che è ciò che avviene nel battesimo e in tutto il nostro cammino di conversione, accade proprio così: la nostra vita è curata con pazienza, le ferite sono  sanate a poco a poco, senza strappi, senza moralismi ed esigenze, ma con la dolcezza, il rispetto e il potere soave della Grazia. Ed è proprio questo l’indizio che Dio lascia a tutti noi: il matrimonio, il lavoro, gli amici, le nostre cose e i nostri affetti sono ancora tutti con noi, ma, dinanzi agli occhi della fede, appaiono in una luce nuova. Il corpo risorto del Signore, infatti, scivola tra le bende con dolcezza, trasfigurandole con la sua impronta gloriosa, conferendo alla nostra vita un ordine nuovo che nessun uomo ha il potere di dare, quello dell’amore. Coraggio allora, perché questo giorno di Pasqua ci annuncia che il nostro passato non è più un peso da scrollarsi di dosso, un angolo oscuro da dimenticare, ma il “segno” del passaggio di Cristo nella nostra vita, come una profezia per ogni giorno che ci attende. Tutta la nostra vita è una sinfonia d’amore perché segnata dal Mistero Pasquale del Signore! E come quelle fasce e quel sudario sono diventati per la Chiesa una reliquia preziosa venerata come la testimonianza del passaggio reale di Cristo nella storia dell’umanità, così anche ogni evento della nostra vita sarà per noi e per chi ci è accanto il segno del suo amore incorruttibile che non ci ha mai abbandonato. Un segno da venerare e non da buttare.
Buona Pasqua allora, buon cammino alla scoperta del sudario che “era stato sul capo” di Gesù “non disteso con le fasce, ma al contrario avvolto in una posi­zione unica” secondo la traduzione del Padre Persili che riteniamo più congrua. Esso infatti, era avvolto nello stesso modo in cui avvolgeva il capo di Gesù, ma in una posizione così speciale, unica, da indurre Giovanni a credere. Quale posizione? E’ proprio quello che questa Pasqua vuol farci scoprire nella nostra vita! Questa Pasqua ci chiama  ad entrare nella nostra storia per “vedere” risplendere in un modo “unico” il volto di Cristo risorto impresso concretamente nella nostra vita redenta e trasfigurata dalla luce della sua Pasqua. Buona Pasqua allora, Buon passaggio con Lui, dal pensiero opprimente alle cose di quaggiù in cerca di un’impossibile felicità, al pensiero delle cose di lassù, dove si trova Cristo risorto, l’unica felicità autentica, già qui, già ora. Le cose di lassù, le cui primizie sono deposte nelle orme luminose di Cristo che ci conducono nella Pasqua di ogni giorno nell’amore, che non è mai abitudine ma un donarsi in modo sempre nuovo e diverso, come Lui ha fatto e fa con noi. Buona Pasqua a tutti noi che pensavamo di dover ungere con il nostro profumo il corpo morto di Cristo; a noi che cercavamo cioè di abbellire la nostra vita dandogli senso con la nostra ragione e i nostri sforzi, restando però sul cammino che ci conduceva alla tomba di ogni ogni speranza. Buona Pasqua alla sposa che finalmente ha incontrato il suo Sposo, ed è stata sedotta dal profumo dolce e delicato del suo amore più forte della tomba. Non è qui, è risorto! E ora spande dall’intimità della nostra vita, dai pensieri, dagli sguardi e dalla carne nostra il suo profumo celeste. Buone nozze dunque, che ci uniscono a Cristo nell’intimità del sudario che non ha potuto trattenere la vita che non muore, nella nostra storia di ogni giorno, segno e testimone credibile della sua risurrezione mentre spande il profumo dello Sposo, l’amore sino alla fine offerto a tutti.
Christos Anesti! Alithos Anesti!
Japicca

Buona Pasqua a tutti

Gesù-Maddalena-noli-me-tangere

Venite dunque voi uomini impastati di peccato, e ricevete il perdono...

Il Signore si era rivestito dell’uomo.Aveva sofferto per chi soffriva, era stato legato per chi era tenuto prigioniero, condannato per chi era colpevole, sepolto per chi era nella tomba. E ora è risorto dai morti e ha gridato a gran voce: «Chi potrà citarmi in giudizio? Si faccia pure avanti! Sono io che ho scelto il condannato, io che ho ridato al morto la vita, io che ho risuscitato il sepolto. Chi mi può contraddire? Io – dice – sono il Cristo; io sono colui che ha distrutto la morte, trionfato sul nemico, calpestato l’inferno; io ho incatenato il potente e sollevato l’uomo verso l’alto dei cieli. lo – dice – sono il Cristo.Venite dunque voi tutte, famiglie degli uomini impastate di peccato, e ricevete il perdono dei peccati. Perché sono io il vostro perdono, io la Pasqua della salvezza, io l’agnello immolato per voi. Sono io il vostro riscatto, la vostra vita, la vostra risurrezione. lo la vostra luce, la vostra salvezza, il vostro re. lo vi conduco nell’alto dei cieli, io vi mostrerò il Padre immortale, io vi farò risorgere con la mia destra».
Da un’omelia di Pasqua del vescovo Melitone di Sardi

Domenica di Pasqua 2017. Omelia del Papa.



Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore. Omelia di Papa Francesco: Oggi la Chiesa continua  a dire: “Fermati, Gesù è risorto 

Sala stampa della Santa Sede 


Alle ore 10 di oggi, Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul sagrato della Basilica Vaticana, la solenne celebrazione della Messa del giorno. Alla Celebrazione, che è iniziata con il rito del “Resurrexit”, hanno preso parte fedeli romani e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo in occasione delle feste pasquali. Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia a braccio che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della Santa Messa, dopo la proclamazione del Santo Vangelo:

Oggi la Chiesa ripete, canta, grida: “Gesù è risorto!”. Ma come mai? Pietro, Giovanni, le donne sono andate al Sepolcro ed era vuoto, Lui non c’era. Sono andati col cuore chiuso dalla tristezza, la tristezza di una sconfitta: il Maestro, il loro  Maestro, quello che amavano tanto è stato giustiziato, è morto. E dalla morte non si torna. Questa è la sconfitta, questa è la strada della sconfitta, la strada verso il sepolcro. Ma l’Angelo dice loro: “Non è qui, è risorto”.
E’ il primo annuncio: “E’ risorto”. E poi la confusione, il cuore chiuso, le apparizioni. Ma i discepoli restano chiusi tutta la giornata nel Cenacolo, perché avevano paura che accadesse a loro lo stesso che accadde a Gesù. E la Chiesa non cessa di dire alle nostre sconfitte, ai nostri cuori chiusi e timorosi: “Fermati, il Signore è risorto”. Ma se il Signore è risorto, come mai succedono queste cose? Come mai succedono tante disgrazie, malattie, traffico di persone, tratte di persone, guerre, distruzioni, mutilazioni, vendette, odio? Ma dov’è il Signore? Ieri ho telefonato a un ragazzo con una malattia grave, un ragazzo colto, un ingegnere e parlando, per dare un segno di fede, gli ho detto: “Non ci sono spiegazioni per quello che succede a te. Guarda Gesù in Croce, Dio ha fatto questo col suo Figlio, e non c’è un’altra spiegazione”. E lui mi ha risposto: “Sì, ma ha domandato al Figlio e il Figlio ha detto di sì. A me non è stato chiesto se volevo questo”. Questo ci commuove, a nessuno di noi viene chiesto: “Ma sei contento con quello che accade nel mondo? Sei disposto a portare avanti questa croce?”. E la croce va avanti, e la fede in Gesù viene giù. Oggi la Chiesa continua  a dire: “Fermati, Gesù è risorto”. E questa non è una fantasia, la Risurrezione di Cristo non è una festa con tanti fiori. Questo è bello, ma non è questo è di più; è il mistero della pietra scartata che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza. Cristo è risorto, questo significa. In questa cultura dello scarto dove quello che non serve prende la strada dell’usa e getta, dove quello che non serve viene scartato, quella pietra – Gesù - è scartata ed è fonte di vita. E anche noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso, in mezzo a tante calamità. Il senso di guardare oltre, il senso di dire: “Guarda non c’è un muro; c’è un orizzonte, c’è la vita, c’è la gioia, c’è la croce con questa ambivalenza. Guarda avanti, non chiuderti. Tu sassolino, hai un senso nella vita perché sei un sassolino presso quel sasso, quella pietra che la malvagità del peccato ha scartato”. Cosa ci dice la Chiesa oggi davanti a tante tragedie? Questo, semplicemente. La pietra scartata non risulta veramente scartata. I sassolini che credono e si attaccano a quella pietra non sono scartati, hanno un senso e con questo sentimento la Chiesa ripete dal profondo del cuore: “Cristo è risorto”. Pensiamo un po’, ognuno di noi pensi, ai problemi quotidiani, alle malattie che abbiamo vissuto o che qualcuno dei nostri parenti ha; pensiamo alle guerre, alle tragedie umane e, semplicemente, con voce umile, senza fiori, soli, davanti a Dio, davanti a noi diciamo “Non so come va questo, ma sono sicuro che Cristo è risorto e io ho scommesso su questo”. Fratelli e sorelle, questo è quello che ho voluto dirvi. Tornate a casa oggi, ripetendo nel vostro cuore: “Cristo è risorto”



La grande libertà della festa




di Luigino Bruni

Vivete! Vivete la meravigliosa vita che è in voi! Nulla deve andar perduto per voi. Cercate continuamente nuove sensazioni. Non abbiate paura di nulla... Un nuovo edonismo! Di questo ha bisogno il nostro secolo. Potreste esserne il simbolo visibile. Nulla è vietato alla vostra persona. Il mondo è vostro, per una stagione...
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray
La religione capitalistica vuole abolire la festa. Le ha dichiarato una vera e propria guerra, che si accompagna a una esplosione di offerta di divertimenti e di svago, che non hanno nulla, o troppo poco, dell’esperienza della festa. È questa un’altra espressione della ormai nota "distruzione creatrice" del capitalismo del XXI secolo, che prima ha eliminato la festa e poi ci vende merci per cercare di sostituirla. Ma non ci riesce, perché la gratuità non si vende né si compra. E così i suoi divertimenti ci lasciano solo un grande vuoto e una grande nostalgia di festa vera, di cui i primi indigenti sono soprattutto i bambini e i ragazzi. Solo una civiltà che conosce i tempi diversi e gli spazi liberi della gratuità può essere una cultura della festa.

La festa è un bisogno primario e fondamentale dell’uomo, della donna, delle bambine, dei bambini, dei malati, dei vecchi. Non si vive a lungo senza far festa. Si può forse sopravvivere, ma quando manca la festa la vita individuale e sociale si intristisce e si spegne. La festa è il bene relazionale per eccellenza, non si può far festa da soli. Da soli ci si può, forse, svagare davanti a tv, smartphone e pc; ma per far festa ci vogliono gli altri, i compagni, i bambini. Nella Bibbia la festa è profondamente legata al settimo giorno, allo shabbat (il sabato). Nel principio della creazione, il primo a far festa fu Elohim stesso, che per poter festeggiare dovette arrivare al termine della creazione, dovette aspettare l’Adam. Anche Dio ha bisogno di compagnia per far festa. Ha bisogno della compagnia della sua creazione, della terra, ha bisogno della nostra compagnia. Se è vero che lo shabbat è il grande dono di Elohim alla terra, è anche vero che lo shabbat è anche il dono di reciprocità che la creazione fa al suo Creatore, perché gli dona la possibilità di riposarsi e fare festa, insieme a noi. Nello shabbat si può e si deve far festa, visitare gli amici e i parenti, pregare e cantare insieme. Lo shabbat è la madre di tutte le feste bibliche e della nostra domenica, perché è ricordo-memoria della creazione, dell’Alleanza, e soprattutto della fuga attraverso il mare. Della liberazione dall’Egitto, dalla schiavitù, dai lavori forzati nelle fabbriche di mattoni. Nell’umanesimo biblico, ogni festa è nuova liberazione, è nuovo passaggio del mare, nuovo Esodo. È una nuova Pasqua. Il Dio d’Israele è un Dio diverso perché non vuole che gli uomini lavorino sempre. Gli idoli, invece, non conoscono il sabato, non conoscono la gratuità, non conoscono la festa, vogliono un culto perenne e perfetto.

Il culto capitalista si caratterizza per essere una religione-idolatria senza festa. Fino al XX secolo, la cultura del lavoro era stata, con le sue ambivalenze e ombre, una cultura ancora dalla parte della vita e, in Occidente, erede dell’umanesimo ebraico-cristiano, anche perché aveva salvato il confine tra lavoro e festa. Si lavorava molto, si lavorava troppo, ma gli uomini e le donne libere non lavoravano sempre. C’era il tempo del riposo e della festa. Le forze cieche del capitale, avrebbero voluto, come tutti gli imperi, lavoratori-schiavi tutti dediti alla produzione dei loro "mattoni". Ma la politica, le chiese, i sindacati glielo hanno impedito, e così hanno con-tenuto il capitale dentro limiti sociali e morali. Nel giro di pochi anni, però, il capitalismo ha drasticamente e radicalmente mutato volto, è diventato qualcosa di molto diverso. Il consumo ha preso il posto del lavoro al centro del sistema economico-sociale, e sono saltati tutti i limiti e i confini. Il lavoro ha un suo limite intrinseco: non si lavora sempre anche perché non si può lavorare sempre. C’è la vita al di fuori del lavoro che impedisce al lavoro di diventare attività perpetua. È la fatica connaturale al lavoro il suo primo limite. Il consumo, invece, non conosce questi confini, perché essendo attività di puro piacere non ha un suo limite interno. Tanti, forse tutti, vorrebbero negozi aperti a ogni ora, in ogni tempo e in ogni luogo per soddisfare tutti i bisogni e i capricci. Finché la cultura economica è stata scandita dal lavoro, i negozi restavano chiusi perché il lavoro umano dietro al consumo lo comandava e gli poneva dei limiti. E lasciava tempo e spazio per la festa, non voleva il monopolio né del tempo né dello spazio. Quelle serrande abbassate ricordavano a tutti che la vita è più grande del lavoro e del consumo. A farci indignare e protestare oggi non è il lavoro festivo e pasquale degli addetti agli altiforni nelle imprese industriali, né quello dei poliziotti, né quello degli infermieri e dei medici del pronto-soccorso. Questo lavoro non è nemico della festa, e chi incontra questi lavoratori festivi li riconosce ed è riconoscente.

La nostra cultura centrata sul consumo non vede più il lavoro nascosto dietro i consumi, o se lo vede lo assoggetta e asservisce all’idolo sempre affamato. È la sovranità del consumatore la sola sovranità riconosciuta ai cittadini-fedeli del mono-culto consumista, che sta seriamente minando la cittadinanza politica. È il lavoro per il consumo idolatrico che nega la festa e nega il lavoro.
Per questo la lotta tra questo capitalismo e la festa è molto profonda e radicale. Le grandi imprese e banche, ad esempio, cercano in tutti i modi di ricreare la forza simbolica ed emotiva della festa, la sua capacità di creare senso di appartenenza, spirito di corpo, "senso del noi". La cultura del lavoro del secolo passato l’hanno creata anche le feste popolari, religiose e laiche, i matrimoni e i battesimi. Le fabbriche e gli uffici hanno usato quel capitale simbolico, sociale e spirituale che ricevevano gratuitamente dalle comunità nelle quali i loro lavoratori crescevano e vivevano. Le liturgie, le processioni, i giorni della memoria dei grandi dolori e delle liberazioni, nutrivano l’anima e tutte le virtù delle persone, che quando lavoravano le donavano alle loro imprese, un valore molto più grande del salario che restituivano. I capitali da cui nascevano i profitti delle imprese valevano (e valgono) molto più dei loro capitali privati. Insieme agli uomini e alle donne, nei cancelli delle imprese entravano valori civili, religiosi, morali, che nessun capitalista ha mai pagato – stava anche qui la radice morale delle tasse, perché nei profitti c’era e c’è molta ricchezza donata alle imprese dalle comunità.

La cultura individualista e consumista del capitalismo del nostro tempo sta spazzando via questi capitali civili e spirituali. Le grandi imprese ne avvertono la mancanza, anche se non ne sanno individuare le ragioni profonde. E così pensano che una festa aziendale, una convention o l’aperitivo del venerdì pomeriggio, possano sostituire capitali formatisi attraverso i secoli. I simboli della festa senza la verità popolare e povera che li hanno generato, produce solo nuovi grifoni e minotauri, ibride creature mostruose.
È ancora troppo presto per capire che la grande carestia alle porte della nostra economia è la carenza drammatica di capitali spirituali, morali e simbolici, dei quali le imprese si sono nutrite ma che si stanno esaurendo più velocemente del petrolio. L’economia di solo consumo vive in un eterno presente, senza radici e senza futuro. Il tempo, però, continua a scorrere sulla terra. Le ferite e le rughe di chi circonda e assedia i templi del consumo attratti dalla stessa promessa e illusione, sono sempre più profonde e dolorose, crescono, riempiono il mondo. E il club degli illusi, incantato dall’elisir dell’eterna giovinezza, non vuole vederle e quindi continua a produrle. Ma, diversamente dal romanzo di Oscar Wilde, il ritratto con le piaghe e le rughe non è nascosto in soffitta: sta sempre di fronte a noi. Sono soltanto i nostri occhi e la nostra capacità di vergognarci a essere finiti in soffitta, per non voler vedere l’immagine reale e bruttissima di ciò che stiamo diventando. Quando inizieremo a guardare le piaghe sul volto degli scartati dal consumo, e ne diventeremo responsabili

In una cultura del lavoro, la Bibbia per annunciare la sua liberazione ci ha donato lo shabbat dal lavoro. In una cultura del consumo, lo spirito biblico oggi ci dovrebbe suggerire uno shabbat dal consumo, per poter dire all’idolatria del nostro tempo: "Tu non sei dio, io non sono tuo schiavo". Senza un sabato del consumo non ritroveremo più un buon rapporto né con il lavoro né con la festa. Il benedetto giorno in cui decidessimo di liberare un tempo e uno spazio per il non-consumo di merci, per fare festa, per celebrare le relazioni, i legami, la gratuità, sarebbe l’aurora di una nuova civiltà. 
La prima richiesta che Mosè fece al faraone fu quella di lasciare il popolo libero di andare tre giorni nel deserto per festeggiare la Pèsah (Esodo 5,3), che era un’antica festa della transumanza delle greggi. Il faraone negò quel permesso, perché gli schiavi non possono far festa, perché fare festa è già l’inizio del tempo della libertà. Senza la festa, il lavoro è sempre lavoro schiavistico. E senza un tempo per il non consumo di merci, la schiavitù è perfetta, perché mancando il dolore e la fatica, il consumo ci appare come libertà e non sentiamo più il bisogno della liberazione.
Anche se non siamo più capaci di vederli né di riconoscerli, dietro ai nostri lavori per garantire consumi perpetui ci sono nuovi faraoni che non vogliono lasciarci liberi di "camminare tre giorni nel deserto". Forse perché temono che davanti a noi potrebbe ancora aprirsi il mare, e non torneremmo più.
Buona Pasqua!


Oggi termina la serie "Sul Confine e oltre". Nuove pagine scritte insieme, nuove scoperte, nuovi-antichi dialoghi, nuovi grazie. Da domenica prossima, d’accordo con la Direzione di "Avvenire", riprenderò il commento della Bibbia, con il profeta Geremia. Oseremo ancora un’escursione oltre il confine, mendicando altre parole, per continuare a camminare, in questo nostro tempo tremendo e splendido.
l.bruni@lumsa.it

Gli algoritmi di Pasqua



Guido Mocellin (Avvenire)

Non è uno studio, né un'inchiesta giornalistica: diciamo che è solo un gioco, il gioco della Pasqua su Google. Ultimata la consueta rassegna che precede la stesura di queste righe, mi sono chiesto infatti cosa avrei trovato se avessi provato a uscire dalla “cassa di risonanza” dell'informazione religiosa digitale, interrogando semplicemente Google con quella che in ogni caso è la parola del giorno: “Pasqua”.
Ed ecco i risultati. Dico subito che per incontrare tre fonti religiose tra le prime dieci ricorrenze pasquali ho dovuto trasferirmi nel mondo angolofono (al sesto posto, polemici, i Testimoni di Geova, al nono e al decimo un sito cattolico e uno protestante) e ispanofono (idem, ma con la cattolica Aciprensa ai primi posti e i Testimoni di Geova più indietro).
Niente fonti religiose invece tra le prime dieci del Google che parla italiano. Subito Wikipedia mi informa: Pasqua «è la principale solennità del cristianesimo». Poi tre notizie della “Prima pagina”: due riguardano le previsioni del tempo, una il tema dei negozi che resteranno aperti anche in questa domenica così speciale. Segue, su un sito meteo, «una selezione di immagini da condividere per fare gli auguri, dalle più semplici alle più divertenti»: tante uova, pulcini e conigli, ma nessun Risorto. Poi due siti di ricette e due di calendario (per sapere «quando cade quest'anno»); poi ancora previsioni del tempo, un'altra serie di immagini sostanzialmente areligiose e lo «speciale Pasqua» di un altro sito di ricette, quello di Misya ( tinyurl.com/l547343 ), del quale apprezzo lo stile: «Oltre alle tante pratiche liturgiche», scrive dopo avermi informato sulla Pasqua dei credenti, «ci sono anche tante tradizioni laiche molto amate e seguite da tutti, la maggior parte delle quali si svolgono a tavola».
Ho detto che era solo un gioco. Ma mi sarebbe piaciuto che anche in Italia dal più grande uovo di cioccolato algoritmico fosse venuto fuori il sorprendente annuncio pasquale: «Non è qui, è risorto».